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Wilson Chance

Da “ALTERNATIZINE.COM”
Terzo disco in studio per il quartetto più cool del panorama lounge-beat italiano. Tra il precedente “Beat.it” e quest’album la partecipazione alla soundtrack del film-revival “Wilson Chance” ed un trionfale tour negli States: inevitabile che tutto ciò confluisse nella potenza espressiva del disco in questione, vero e proprio “saggio” dello stile Hammond groove. E allora, si parte! In apertura Move move move, un classico della KPM Library music (quella raccolta di musiche registrate e archiviate per l’uso in documentari, sceneggiati e cinegiornali, nei Sessanta e Settanta), granitica e ritmata, con le mani di Apollo a smanettare a tutta velocità sui tasti del suo organo. Un’orgia di suono! La title track è un rhythm’n’blues stiloso e ballabile, già apprezzata su “Let’s boogaloo!Volume 2” (recensita su queste stesse colonne).Deliquesced by Devonshire è pura melodia sixties e, insieme al super-funk da inseguimento Greased on Delta street, già presenti sulla compilation-soundtrack “Wilson Chance”, edita sempre dalla Hammondbeat e recensita dal Vostro solerte Dj Tiki. Sia le originali che le covers sono da urlo: tra le prime The monster of Milwaukee è tra gli episodi migliori del disco, con quell’atmosfera misteriosa ed inquietante, perfetto mood da serial killer, con piano e synth da brividi e il drumming “fantasma” di Tony Face, a metà tra blaxploitation e le produzioni anni Settanta della Vedette del Maestro Sciascia. Fantastica! Janine è canzone sixties d’autore con la voce di Arnaldo Dodici, mentre Portofino Vespa rider è lounge-beat da playboy in vacanza sulla costa e si avvale della chitarra di Doug Roberson dei MODernisti Diplomats of solid sound.Qualche cover: Rubber monkey, scritta addirittura da Jon Lord, è soul-funk col “chitarrone”, mentre Lady shave degli scandinavi (e contemporanei) Gus Gus è una canzoncina ye-ye con la voce (o sarebbe meglio dire gli ansimi) di Ninfa, singolo scelto per le radio.Gran finale con altre due covers da antologia: Glass onion, una instrumental version del classico di Lennon/McCartney e Briar patch, boogaloo in memoria del “fratello” Jack McDuff.Anche le altre originali non sono da meno: After and once again è un numero più rilassato e richiama le atmosfere del Piero Umiliani di Lady Magnolia, Spider baby (non so se ispirata al mitico omonimo film) si avvale del sitar assassino di Eric Roberts degli inglesi The new mastersounds su un groove spaccaossa e la conclusiva e jazzata Take four (con la produzione aggiuntiva di Gianluca Pighi) è sinuosa come poche tra piano elettrico, synth psichedelici e Clavinet polizieschi! Da perdersi!Insomma, un disco da ascoltare e ballare, dai maestri ormai indiscussi della scena italiana. Massimo rispetto.
DJ TIKI